Cronache di una persecuzione istituzionale - Il principio del disegno

Cronache di una persecuzione istituzionale - Il principio del disegno - La Freesporta Settimo Torinese.
📌 Questo dossier
"Cronache di una persecuzione istituzionale" raccoglie episodi documentati di ostacoli, sabotaggi e impedimenti subiti nelle recenti attività online e nelle pregresse attività fisiche sviluppate nell’arco di tutta la vita. Ogni capitolo racconta e mette in luce eventi che, presi singolarmente, potrebbero sembrare semplici casualità o sfortune, ma che nel loro susseguirsi delineano un disegno chiaro e coerente di persecuzione. Per il passato, la narrazione accompagna il lettore a cogliere il filo che lega i diversi episodi; per il presente, i dati emergono in modo inequivocabile — screenshot e anomalie tecniche alla mano — mostrando come tali eventi abbiano inciso sul lavoro e sulla libertà personale.

                                                        

Prefazione

Questo dossier rappresenta un racconto dettagliato e accurato di eventi che testimoniano una persecuzione istituzionale. Sebbene le pagine che seguono non possano vantare la leggerezza e il fascino lirico tipico della poesia, si impongono invece con la gravità e la tangibile consistenza della realtà  stessa, offrendo uno spaccato sincero e diretto su una vicenda che merita attenzione e riflessione.

Introduzione

Quella di cui parlo non è una semplice vicenda personale ed è una storia che affonda le radici nel passato, persino più lontano di mio nonno. Tuttavia, oggi mi trovo davanti ad un fatto che complica non di poco la questione, e pertanto va affrontato; ossia  la continuazione incessante e spietata di una violazione sistematica dei diritti costituzionali legati al lavoro. Diritti che, in teoria, dovrebbero essere protetti dalla Costituzione dello stesso Stato che invece si macchia di tali soprusi costanti, violando apertamente articoli come il 4, il 35 e il 41. Come emergerà nei capitoli successivi di questo dossier, la vicenda rappresenta una persecuzione lunga e ostinata che ha attraversato tutta la mia vita. È arrivato il momento di rompere il silenzio e raccontare ogni dettaglio.

È una vicenda lunga, che coinvolge me e parte della mia famiglia: mio nonno, che porta il mio stesso nome, i suoi figli - Salvatore, mio padre, e Giuseppina, la poetessa di Genova. Molti dei nostri parenti vivono negli Stati Uniti, dove non ho accesso diretto per contattarli. Tuttavia, di recente ho percepito con chiarezza che non hanno mai veramente abbandonato il compito di affrontare la guerra in corso. Perché è una vera e propria guerra che prosegue anche se mascherata da titoli quali "democrazie", "pari diritti" ecc. ecc.. Sono certo di ciò perché proprio da lì, dagli USA, era ed ancora oggi arriva l’unica risorsa concreta per contrastare i responsabili della persecuzione che denuncio; una persecuzione che si manifesta in diverse forme, ma che ha tra i suoi principali scopi vi è l’induzione alla povertà. E proprio dagli Stati Uniti che il nonno ricevette degli aiuti. Ed oggi -entro quindi subito in ambito lavorativo- il mio negozio online riceve la maggior parte del traffico dagli Usa. Ma cosa hanno fatto? Oltre a bloccare il sito durante le campagne pubblicitarie hanno modificato le regole dei dazi doganali per i piccoli importi, rendendo improponibile il business per la piccola-media impresa. Operano su più lati: rallentano drasticamente i tempi di caricamento delle pagine del sito per scoraggiare gli utenti- dettaglio evidente dai dati analitici che segnalano errori tecnici e lunghi tempi nella pagina di checkout - bloccano l'utente dopo la scelta del prodotto nel checkout, dove qualcosa succede e giustifica l’assenza totale di vendite: oltre 40 mila visite in tre mesi senza un solo acquisto. Ma il blocco delle spedizioni verso gli USA? È emblematico. Un caso? Difficile da credere per me.

Provvederò a breve aprendo un altro negozio che si appoggia ad un supplier di zona. Tuttavia, voglio dire.. a metà agosto mi accorgo delle numerosissime visite al mio e-commerce dagli Usa e mentre preparo le nuove campagne pubblicitarie con l'intenzione di indirizzare anche negli Stati Uniti le Ads, il giorno 29 del mese stesso bloccano le spedizioni? Suvvia.. 

Fin dall'inizio desidero chiarire al lettore che quanto esposto non è il semplice frutto di ipotesi personali. La persecuzione familiare di cui parlo ha radici profonde e coinvolge dinamiche legate a ciò che si potrebbe definire "anime anziane". Ho trascorso cinque mesi in Nepal per colmare alcune lacune conoscitive, affinando tecniche di introspezione e meditazione. Per questo motivo, invito ad affrontare l'argomento con la serietà che merita.

In questa riflessione oltrepassiamo il piano corporeo, benché la cultura imposta da chi detiene il potere sia saldamente ancorata ad esso – al controllo della figura giuridica, concretizzata nel documento d’identità statale. Tuttavia, le vere motivazioni degli eventi che ci hanno colpito risiedono sul piano dell’anima. Il controllo esercitato sull’umanità ha origini che vanno oltre la materia, un contesto in cui questi persecutori agiscono anche in modo evidente e su larga scala, arrivando persino a sacrificare persone pur di colpire noi, le cosiddette anime anziane. Questo concetto, quello delle anime anziane, verrà sviluppato più a fondo nel corso del racconto.


Uno degli scopi associati di questa persecuzione è l’isolamento sociale, messo in atto con la più subdola delle armi, ovvero la diffamazione. E chi c’è al comando di questo inquietante spettacolo? Come si è già inteso dalle precedenti parole: Lo Stato Italiano.


Approfondimento sulle origini del problema

Dicevo: è una questione storica che pertanto va narrata dalle origini, intrecciando le vicende del mio caro nonno e della figlia poetessa contemporanea, fino ad arrivare allo scempio che sto vivendo oggi.
L'attività che oggi viene ostacolata, e con più facilità poiché non si tratta di un esercizio fisico bensì on-line, riguarda l'attuale episodio di impedimento al lavoro eseguito per mantenere la situazione generata in molti anni di persecuzione, che è solo l'ultima vicenda di una serie sistematica di operazioni sporche. Tuttavia in questa serie di articoli voglio raccontare tutto e voglio subito dare al lettore un’idea chiara del perché questo paese - o meglio, questa organizzazione - abbia deciso di perseguitarmi.

Quattordici anni fa, scoprii per la prima volta di essere sotto persecuzione. La mia prima reazione fu andare a Roma, alla Chiesa del Gesù, quartier generale dei Gesuiti. Questa gente mi aveva anche affiancato in giovane età da un loro pupillo, con il compito di controllare la mia vita ( specie quella sentimentale, ed infatti spendevo non poco tempo insieme ad una sua amica ). Però, quando scoprivo il tutto.. "non sapevo se venire a trovarti", rispondeva ad una mia mail che lo accusava. Non sapeva se venire a trovarmi.. per timore?. Da ormai diverso tempo vive a Barcellona, sistemato, forse in forma di premio? non so.. negli uffici della Commissione Europea. Parlo di Mauro Venturi, nipote dell'influente padre gesuita Tacchi Venturi. Dunque andai a Roma e parlai con un padre, raccontando tutto ciò che avevo scoperto e chiedendo la fine delle ostilità. La risposta? Gelida:

“Credi di essere l’unico perseguitato?”

Lo racconto perché è significativo. A quei livelli non c’è spazio per menzogne: quelle sono compito delle sotto-organizzazioni (polizia, carabinieri, giudici, preti “di quartiere”). Al quartier generale, invece, non hanno bisogno di negare: sono perfino fieri delle loro azioni.

E perché ce l’hanno con noi?

La risposta completa richiederebbe pagine, ma basti sapere che questa gente promuove la cultura del corpo e reprime quella dell’anima. Parlare di reincarnazione infatti non è usuale in questa parte del mondo, le scuole (da molti anni sotto il loro controllo) non ne parlano affatto. Ma loro si occupano eccome della questione: per lo più privi di questa immortale essenza, osservano con attenzione ogni incarnazione e perseguitano, perché temono, soprattutto le anime “anziane”.

Uso questo termine perché un’essenza con molte esperienze porta con sé una quantità di informazioni - anche nel DNA - che disturbano il dogma imposto all’umanità. Anche Gesù, ricordiamo, era perseguitato. E io, come mio padre, mio nonno e la zia poetessa, faccio parte di quelle anime “fastidiose”. Mi limito a dire ciò ma credo di aver già dato l'idea che la questione gira intorno a argomenti "delicati".

Adesso passo al racconto di tutte le volte in cui mi è stato impedito di lavorare in questo paese (e non solo), cominciando dalla prima attività: la Freesport di Settimo Torinese ( 1997-2001).

Questo è solo l'inizio del dossier. Nei prossimi articoli continuerò a raccontare e approfondire, perché ogni storia rappresenta un tassello di un mosaico più ampio, che, se osservato pezzo per pezzo, rischia di non trasmettere appieno la realtà di una persecuzione sistematica e radicata. Descriverò anche ciò che avviene oggi in relazione all’uso deliberato della mia fragilità economica, volutamente creata e alimentata nel tempo, impiegata come strumento di punizione quando reagisco, di censura quando parlo, ma anche come mezzo per ostacolare e persino infliggere sofferenze. In una sola parola: autodifesa.

IL RACCONTO

Avevo perso mio padre quando ero ancora giovane, quindi iniziai a lavorare con quella spavalderia tipica di chi ha pochi freni e molte idee, a soli 15 anni. Dopo vari impieghi in piccole aziende, periodo dove già incontravo degli ostacoli, entrai finalmente nello staff della Goggi Sport, che sarebbe stata successivamente rilevata dalla Cisalfa Sport.

Avevo un contratto di due anni, ma grazie ai meriti ed anche ad un responsabile che non smetterò mai di ricordare con affetto - Paolo Vavassori, da molto tempo, purtroppo, non più con noi - ottenni un contratto a tempo indeterminato. In altre parole mi volevano mandare a casa, ma Paolo si oppose con determinazione elogiando il mio lavoro. Un gesto che, a posteriori, capisco quanto fosse significativo per lui, per l'affetto che aveva per me a prescindere dal rapporto di lavoro, che a quel tempo ingenuamente non presi in considerazione. 

Mi esprimo oggi con la lucidità che non potevo avere allora.

L’azienda romana che aveva rilevato la Goggi Sport (Cisalfa) dovette sicuramente fare i conti con delle pressioni per lasciarmi a casa, ma il mio responsabile, un uomo che si faceva rispettare, aveva difeso la mia posizione con forza. Questo aveva creato un piccolo grattacapo per i miei persecutori. Mio padre, a suo modo, aveva già vissuto una situazione simile, infatti, consapevole delle dinamiche, si era tenuto stretto il suo posto fisso, mentre io, come il giovane ignaro che ero, non mi rendevo conto di nulla. Lui trovò e si tenne stretto un lavoro di una azienda della massoneria. Per me era un po' come trovarsi in una situazione in cui rischiavo di fare carriera, di trovare soddisfazione in un lavoro che amavo (l’articolo sportivo era davvero il mio mondo), ma le cose non sono mai così semplici quando dietro le quinte ci sono dei burattinai che tutto sono, tranne che brava gente.

A quel punto, il piano era in moto: farmi licenziare. Poco dopo il rinnovo del contratto, spunta un tizio con una proposta scintillante - rilevare una storica attività di articoli sportivi. Un’offerta da sogno: pochi soldi, rateizzabili con facilità, niente banche, niente intermediari. Era il 1997. Guarda caso, proprio quell’anno la nuova finanziaria incentivava la prima Partita IVA con tre anni esentasse. E le banche? Improvvisamente entusiaste delle piccole-medie imprese. Un allineamento cosmico perfetto. La tentazione fu forte, accettai, certo delle mie capacità. E così nasceva la Freesport. In altre parole: avevo abboccato.

All’inizio tutto sembrava filare. Poi, uno dopo l’altro, i tasselli iniziarono a cadere. Nel momento del bisogno, la banca - quella che mi aveva accolto con agevolazioni che neanche avevo chiesto - si dileguò. La San Paolo, già nel 1998, si fuse in Intesa. Il nuovo CEO cambiò spartito: niente più sostegno alle piccole realtà. Mi fu imposto il rientro immediato di 20 milioni di elasticità di cassa, concessi prima con entusiasmo.

Ma il gran finale era ancora in serbo. Settembre del 2000, rientro dalle ferie, i ladri entrano nel magazzino e portano via tutto - compreso il materiale appena arrivato per la nuova stagione. L’assicurazione? Avrebbe pagato, sì… come no?. In seguito spiego.

Nel mezzo, come se non bastasse, c’era anche il piccolo mistero del centro commerciale di Settimo Torinese, a due passi dal mio negozio. Esponeva - guarda caso - gli stessi identici articoli tecnici da montagna che trattavo io (faccio riferimento più che altro a snowboard e sci). Non parlo delle grandi marche, ma di quelle poco conosciute, dal prezzo contenuto, quelle che si vendono per la maggiore. La parte curiosa? Li vendevano a meno di quanto li pagavo io!. Coincidenze, certo. Una dietro l’altra. Fino a diventare sistema.

A quel punto, più che una storia imprenditoriale, sembrava una sceneggiatura. Solo che il genere non era commedia, era trappola. Con budget ridotto, ma regia impeccabile, e l’attività è andata in default.

Non voglio entrare troppo nei dettagli su ciò che accadde con il socio - che è un altro capitolo da raccontare, ma per il momento preferisco risparmiarvelo - e concludo con un ricordo vivido: le parole dell’avvocato quando mi disse che l’assicurazione non avrebbe pagato subito. Mi disse, guardando un plico enorme di documenti:

“Vede… l’assicurazione ha messo dieci avvocati e mi ha presentato un plico così di documenti” (indicando con le mani circa venti centimetri di spessore).
“Vincerà la causa, perché siete stati derubati, ma le dico già che ci vorranno almeno 8-10 anni. E, probabilmente, a quel punto dovrà dare quasi tutti i soldi a me per il servizio.”

Cosa posso dire? Chapeau!.

Chi c'era dietro a tutto questo?

Sicuramente non è stato solo il caso a giocare il suo ruolo.

Questa è solo la prima tappa di un lungo percorso di sabotaggi. Nei prossimi post continuerò a raccontare le vicende senza lasciare nulla fuori. Perché ciò che accade oggi - i continui ostacoli alle mie attività, l’uso sistematico della mia fragilità economica, indotta e coltivata nel tempo - e purtroppo tanto altro ancora, non sono casuali. Nulla è al caso, specie intorno a me. 

Seppur questo dossier apparentemente mostra una sorta di mia debolezza, uno scontro con i "poteri forti", in ultima analisi ci tengo a chiarire da subito che non sono io a dovermi difendere. Sono loro. Perché chi ha bisogno di nascondere, isolare e diffamare, ha già perso. Io, invece, racconto, e ogni riga è un colpo al loro castello di sabbia.

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