Violazione account Facebook ed impatto sulle campagne pubblicitarie - bloccate
📌 Questo dossier
"Cronache di una persecuzione istituzionale" raccoglie episodi documentati di ostacoli, sabotaggi e impedimenti subiti nelle recenti attività online e nelle pregresse attività fisiche sviluppate nell’arco di tutta la vita. Ogni capitolo racconta e mette in luce eventi che, presi singolarmente, potrebbero sembrare semplici casualità o sfortune, ma che nel loro susseguirsi delineano un disegno chiaro e coerente di persecuzione. Per il passato, la narrazione accompagna il lettore a cogliere il filo che lega i diversi episodi; per il presente, i dati emergono in modo inequivocabile — screenshot e anomalie tecniche alla mano — mostrando come tali eventi abbiano inciso sul lavoro e sulla libertà personale.
📚 Indice del dossier – Cronache di una persecuzione istituzionale:
1. Prefazione – Il principio del disegno (Freesport)
2. La Trattoria del Peso – Il ristorante che disturbava
3. Il Kaffà – Il ristorante brasiliano e l’opportunità persa
4. L’Isola che non c’è – Il ristorante che decollava, poi la notifica
5. Il Pet Shop – Karma, blocchi e contromosse
6. Il recente e-Commerce – Akita Family Love Store
📌 7. Akita Family Love Store – Blocchi e Ads
(Nuovi capitoli verranno aggiunti)
1. Prefazione – Il principio del disegno (Freesport)
2. La Trattoria del Peso – Il ristorante che disturbava
3. Il Kaffà – Il ristorante brasiliano e l’opportunità persa
4. L’Isola che non c’è – Il ristorante che decollava, poi la notifica
5. Il Pet Shop – Karma, blocchi e contromosse
6. Il recente e-Commerce – Akita Family Love Store
📌 7. Akita Family Love Store – Blocchi e Ads
(Nuovi capitoli verranno aggiunti)
Il Dossier "Cronache di una persecuzione istituzionale" si amplia con l'esposizione di fatti relativi all'attuale blocco delle campagne pubblicitarie, che oggi passa anche attraverso la violazione dell'account social. Una forma chiara e tangibile di come continua ad essere impedito, a me, il diritto al lavoro.
INTRODUZIONE
A distanza di pochi giorni dalla pubblicazione dell'articolo "Recenti ulteriori difficoltà nelle campagne pubblicitarie" mi trovo costretto a spendere del prezioso tempo per esporre ulteriori gravi problematiche che impediscono la divulgazione dei contenuti del mio nuovo negozio online, Akita Family Love Store, seppur si tratta di promozioni di prodotti commerciali a pagamento. La curiosità è che l'inserzione viene accettata, divulgata pochissimo ma non bloccata, e gli importi da pagare vengono quindi generati. Una situazione a dir poco surreale, pari alla violazione dell'account e alle relative conseguenze che adesso racconto.
La piattaforma in questione è ancora Meta Facebook, che nel caso precedente rivestiva un ruolo apparentemente marginale, a differenza di Poste Italiane, responsabile del blocco della carta Evolution ogni volta che veniva registrato un addebito per il pagamento dell'inserzione in corso, seppur il contante era disponibile.
Pur sospettando che Meta Facebook sia responsabile delle limitazioni dei miei profili social, in particolar modo nell'ambito dello Shop, in questo articolo mi focalizzerò sulla violazione subita e sul blocco della promozione. Successivamente farò una pubblicazione dedicata ai problemi legati a business.facebook.com.
IL RACCONTO
È il terzo negozio aperto in tre anni, ma a differenza dei precedenti, che sono stati sistematicamente interrotti come descritto nei relativi articoli pubblicati in passato (consultabili qui, qui e qui), per questo sito web ho condotto studi approfonditi che hanno consentito di realizzare un e-commerce affidabile sia dal punto di vista della sicurezza che delle prestazioni, ed anche esteticamente piacevole. Altresì, per ottenere tali risultati mi avvalgo di strumenti professionali a pagamento, ed ora è arrivato il momento di promuovere i prodotti
Il primo ostacolo, descritto nel precedente articolo, è stato notevole sia per la semplicità della sua esecuzione sia, purtroppo, per l'efficacia con cui ha colpito. Ora emerge una seconda problematica altrettanto significativa: l'accesso non autorizzato al mio account business di Facebook, con relativo impatto sulla campagna pubblicitaria. Al momento della promozione del reel, che presenta il nuovo design e la collezione a cui è applicato, tutto sembrava procedere regolarmente. Tuttavia, nei giorni successivi ho notato che le visualizzazioni risultavano completamente inadeguate rispetto alle aspettative di un contenuto sponsorizzato. Questo mi ha spinto a indagare più a fondo attraverso gli insight.
Ecco quel che ho potuto notare immediatamente: "Dominio e URL non corrispondenti". Ma che meraviglia! Gli utenti che cliccano sull'annuncio vengono indirizzati ad un negozio di accessori per automobili in Australia!.
Fantastico! Ma.. com'è potuto succedere? Giammai inserisco nel mio account un dominio di terzi; e dal messaggio evidenziato dal triangolo giallo noto anche la presenza un Pixel, ovviamente diverso dal mio.
Pertanto inizio le indagini all'interno di tutti i miei account (personale, del negozio, l'account pubblicitario, il portfolio business) e trovo tra le mie risorse un account sconosciuto, con accesso totale a tutte le funzioni! Strepitoso!.
Chi si è permesso di creare un account nel mio profilo di Facebook? Come mai Facebook, che per fare il login, chiede doppie verifiche oltre alla password - una tramite mail e/o messaggio su Instagram, ed una via Sms - ma evidentemente non lo ha fatto quando qualcuno si è intromesso nel mio profilo?, permettendo di creare un account, inserire un dominio ed un Pixel!
Domande queste che non potranno avere delle risposte per una semplice ragione: Facebook non risponde ai ticket. Stupefacente!
Provvedo quindi alla risoluzione del problema personalmente. Il Pixel, pensai, è meno grave poiché serve per monitorare le conversioni, pertanto mi concentro sul dominio. Che non trovo da nessuna parte però, tuttavia ho risolto il problema con la semplice cancellazione dell'account sconosciuto. Un account al quale non avevo accesso, ma che ho potuto eliminare. La sua eliminazione ha fatto scomparire il messaggio presente nell'inserzione, quello che si vede nell'immagine relativo al dominio.
Felice per aver scoperto la violazione del mio account, ma più che altro per aver provveduto alla sua cancellazione che ha conseguentemente comportato la risoluzione del problema del dominio non corrispondente con l'URL, vado a fare ulteriori verifiche direttamente sull'annuncio. Qui noto che adesso il CTA porta al mio sito web, perfetto. D'altro canto però le visualizzazioni continuano ad essere misere rispetto alle aspettative di un contenuto sponsorizzato. Non è un lamento, è una constatazione piena di fondamenti poiché un reel organico dello stesso account ottiene poco meno delle visualizzazioni che in due giorni, quello sponsorizzato, ha ottenuto: ossia 200. In più, sempre nello stesso canale, si trovano dei reels con migliaia di visualizzazioni, frutto di Ads funzionali eseguite in passato, quando però, lo shop on line precedente a questo, subiva errori 5xx a go go ed in perfetta corrispondenza con le Ads (per maggiori dettagli si veda qui).
Perché oggi che godo di un sito performante e contenente prodotti di maggiore qualità non si riesce a pubblicizzare?
Ulteriori problematiche a tema, rivolte però a Google e Bing, saranno esposte in articoli futuri, con un focus particolare su Google. Qui emergono criticità già nell’indicizzazione organica, oltre al fatto che Google Merchant Center disapprova i prodotti del mio sito per presunta "rappresentazione ingannevole". Un’accusa che ritengo inappropriata ed anche offensiva considerando la mia lunga presenza, verificata, sulla piattaforma oltre all’impegno dedicato al sito ben strutturato anche in ambito legale.
Si parla di account sospesi, prodotti, tutti o quasi, non indicizzati e altre difficoltà. L’unica nota positiva arriva da Bing, che, dopo aver inizialmente sospeso il mio account business, lo ha riattivato prontamente in risposta alla mia mail in cui rivendicavo il diritto alla pubblicazione dei miei contenuti, indipendentemente dalle Ads.
Tornando all'articolo odierno, ok, il dominio del rivenditore di accessori per auto australiano almeno è sparito, speriamo bene, pensai, per un aumento delle visualizzazioni nei successivi giorni.
Il giorno dopo però arriva questo messaggio: "L'account non ha accesso al pixel. L'account 1.682.805.652.217.893 [che non è il mio, ossia quello con il quale è stata eseguita l'Ads] non ha accesso al pixel 1.592.473.175.377.440. Questa campagna non può essere pubblicata perché è associata all'ID di un pixel a cui il tuo account pubblicitario non ha accesso.Potrebbe trattarsi dell'ID di un pixel diverso da quello che hai selezionato. Per usare questa configurazione, crea una campagna da zero senza duplicare questa campagna."
Strepitoso!! Quel pixel di cui meno mi preoccupavo, improvvisamente ha assunto una tale importanza da giustificare il blocco della campagna pubblicitaria.
Tale pixel è sicuramente legato all'ID che si era inserito nel mio account, un ID che ho potuto solo eliminare. La rimozione ha sì cancellato il dominio del sito australiano correlato, ma non ha fatto sparire il pixel. Il problema, però, è che non posso accedere a quel pixel: per farlo sarebbe necessario accedere tramite l'account che lo aveva originariamente creato, account che non potevo usare e che ho potuto solo eliminare. Ed era estremamente necessario eliminarlo subito, per permettere la cancellazione dalla promozione in corso del dominio sbagliato. Insomma, un vero caos! E questo caos ha compromesso l'attuale attività pubblicitaria.
In seguito mi dedicherò ad analizzare più a fondo le dichiarazioni di Facebook, che trovo controverse per un paio di motivi: per prima cosa, se una situazione simile può avere un impatto così significativo, allora non avrebbe dovuto essere permessa la promozione del reel, che tra l’altro ha già generato costi da corrispondere a Meta Facebook, pur avendo prodotto risultati estremamente deludenti. Il messaggio stesso conferma la mia osservazione: "Questa campagna non può essere pubblicata", e allora perché è stata concessa l'autorizzazione alla pubblicazione??
In secondo luogo, da quanto ne so, il pixel dovrebbe servire esclusivamente per monitorare le conversioni. Ad ogni modo, dedicherò il successivo articolo per approfondire questa vicenda e per puntare il dito verso Facebook in merito ad altri aspetti, tutti comunque correlati allo stesso contesto: l'impedimento della divulgazione, anche a pagamento, dei mie contenuti.
Devo ammettere che l'apparizione di questo messaggio, avvenuto a due giorni dall'inizio dell'Ads e dopo aver risolto il problema del domino non corrispondente all'URL, mi risulta un po' sinistro. Sembra un po' come dire: "ha risolto un problema, e allora gliene presentiamo un altro". Sbaglierò, o forse no, in ogni modo, l'URL indicato nella promozione, che ovviamente fa riferimento ad Akita Family Love Store, porta ad un pixel di mia proprietà, non a quello indicato nel messaggio. Questo è un punto che vorrei tanto poter chiarire con l'assistenza, ma non ne ho accesso. Nell'header di tutte le pagine del mio sito web, è presente il Pixel di Facebook, che è associato all'ID dell'account con cui eseguo le campagne pubblicitarie. Intruso o non intruso, riconoscendo l'URL con un Pixel associato al promotore, quale è il problema di Facebook?. Un problema tale da impedire la divulgazione del reel sponsorizzato di cui però ne emette fattura? (di 4.50 euro per precisazione che non aumenterà, credo, perché ho sospeso l'Ads). E si, perché loro mandano solo messaggi (e "curiosamente" mentre io indago), limitano la divulgazione, ma continuano a fatturare. Preso atto di ciò mi sono preoccupato di interromper la promozione, ma.. è tutto normale ciò? Domande al vento, lo so, tuttavia.. voglio dire, si può?
È accettabile ostacolare in modo così palese l'attività di chi si impegna, investe capitali e dedica le proprie energie al lavoro? Prima il provider -Aruba-, poi il fornitore -Hoplix-, successivamente il servizio finanziario -Poste Italiane- e ora la piattaforma social. Suvvia..! Il caso vuole che in ultima analisi, vedo muoversi tutto verso un unico obiettivo comune e storico*: impedire il lavoro. Questo è ciò che emerge dal quadro generale delle vicende che sto riportando. Azioni che, se analizzate singolarmente, potrebbero sembrare semplici inconvenienti o coincidenze, fatti che "possono capitare". Tuttavia, se osservate insieme e documentate come sto facendo in questo dossier, delineano un disegno chiaro di una persecuzione sistematica finalizzata a ostacolare l'attività lavorativa.
Pubblicherò ulteriori aggiornamenti una volta che avrò individuato ed eliminato questo "Pixel" dal mio account. Farò ciò nelle prossime ore, ma ritenevo urgente portare subito all'attenzione questa vicenda, l'ennesima, di assoluta gravità.
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*"Storico" non solo per quanto riguarda le mie esperienze personali, ma anche rispetto a quelle dei miei predecessori, tra cui cito il nonno e sua figlia in quanto subirono forse le peggiori cose. Tuttavia, anche mio padre, in questo Paese si trovò costretto a combattere, e non poco.
"Caro bel Paese", forse pensi che sia semplice isolare le situazioni l’una dall’altra per agire indisturbato, ma io sto ricostruendo ogni pezzo ed ogni collegamento. Questo dossier rappresenta una prova inconfutabile di tutte le nefaste azioni che hai compiuto nei nostri confronti, almeno negli ultimi cento anni, e che continui a compiere oggi, come se niente fosse, a mio discapito.
Desidero concludere questa esposizione con una riflessione che possa stimolare l'immaginazione di chi non conosce ciò che accade nei miei confronti in questo paese. Quanto descritto nei vari capitoli del dossier potrebbe forse apparire come il lamento di una "povera vittima" di fronte a un imponente "mostro". Eppure, la realtà racconta tutt'altra storia: è la vittima a rappresentare la grandezza, mentre il mostro agisce con disperazione, ricorrendo ai suoi miseri mezzi perché consapevole che il suo tempo sta per finire. Pensaci.
ॐ

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